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Presentazione del libro "I caduti di pietra" di Giuseppe Russo

Nel mio modesto blog solitamente scrivo di libri che mi hanno colpita in positivo o che comunque mi hanno lasciato qualcosa da dire. Di norma non accetto di scrivere di libri che mi viene chiesto di recensire.
Questa volta ho fatto uno strappo alla regola, ho scelto di approfondire la conoscenza di un libro storico su un tema a me caro: la seconda guerra mondiale in Italia; in particolare questo libro parla della peculiarità della seconda guerra mondiale in Campania. Il libro di cui sto per parlare di intitola "I caduti di pietra -storia di una regione in cui cadde anche la cultura".
L'autore è nato nel 1972, si chiama Giuseppe Russo e ci racconta come Napoli fosse un punto strategico verso il Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale, di come i centri storici campani siano stati calpestati da avversari e alleati nelle diverse fasi della guerra.

L'autore mi ha dato la possibilità di porgli qualche domanda per approfondire il testo.

Da dove nasce l'idea di scrivere un libro su questo tema?

L'idea è nata quando ho iniziato a sistemare delle foto storiche degli archivi americani (NARA) durante il periodo di tirocinio universitario. Avendo anche diverse competenze tecniche, sono ad esempio webmaster e grafico, ho dato il mio contributo alla risistemazione di alcun fondi fotografici. Vedevo monumenti, statue, palazzi storici, archi trionfali e altre strutture avvolte da impalcature tecnicamente chiamate "incastellature o blindamenti", installate per proteggere i beni culturali dalle bombe. Soprattutto le statue, all'interno di chiese e musei, mi hanno veramente colpito. Sembravano civili impauriti accovacciati dietro sacchi di sabbia, trincee appunto, che speravano di sopravvivere alla furia della guerra. Sono stato illuminato da queste immagini e ho pensato che anche il nostro patrimonio aveva subito orrori indescrivibili, e che dovevo dar voce a queste pietre che sono cadute come i soldati e gli inermi civili. E' nata una ricerca che ha sovvertito diverse mie convinzioni, e ha ribaltato il modo di raccontare quelle tragedie, snellendo la solita noiosa solfa strategico-politica che tanto annoia i lettori.

Perché l'hai ambientato in Campania? 

Perché purtroppo, come dimostrato dalle mie ricerche, la Campania era posizionata in modo perfetto nel Mediterraneo, con un porto industriale utile e ben attrezzato, quello di Napoli, ed anche sulla terra ferma era vicinissima a Roma e alle altre importanti direttrici stradali per l'Adriatico. Era anche ricca di casermaggi e industrie che producevano materiali per le attività belliche, ed era strategicamente importante per i rifornimenti sul fronte africano. Gli Alleati capirono subito che uno dei punti da martellare era la proprio la Campania, ma compresero anche che gli italiani erano "fascisti" per svogliatezza più che per fede politica, e che portare grossi disastri sulle nostre città avrebbe potuto far capovolgere il fronte interno. Ben presto si resero conto che usare la strategica Campania per terrorizzare l'intera popolazione italiana, portando morte e distruzione dall'aria, era utilissimo per provocare con il terrore il crollo politico dell'Italia intera. Non sono io a dirlo, e come vi ho già accennato il testo è frutto di una ricerca storica e non di congetture. Valutate voi con questi stralci tratti da documenti citati nel mio libro: «...bombardare, bombardare, bombardare…non credo che ai tedeschi piaccia tale medicina e agli italiani ancor meno…la furia della popolazione italiana può ora volgersi contro gli intrusi tedeschi che hanno portato...queste sofferenze sull’Italia...» «... noi dobbiamo sottoporre la Germania e l’Italia ad un incessante e sempre crescente bombardamento aereo. Queste misure possono da sole provocare un rivolgimento interno o un crollo...» (Carteggio segreto tra Churcill e Roosevelt) Che ne dite, il mio testo riguarda solo la Campania o è storia d'Italia ? Rispondo a chi spesso tende a classificare un libro come locale o generale. Non esistono testi locali se non parliamo di guide turistiche, e sarebbe il caso di iniziare a cambiare questo pregiudizio. 

Come si sono sviluppate le ricerche per il libro rispetto ai territori che hai descritto e agli eventi narrati?

Le ricerche nascono direttamente da una borsa di studio vinta all'Università, soldi spesi per andare a Roma e in altri luoghi cercando informazioni per la tesi. Inoltre la sistemazione dei fondi fotografici, cui ho già accennato sopra, mi ha consentito di recuperare i riferimenti tecnici per continuare a visionare fotografie e documenti. E' nata così la ricerca specifica su documenti e immagini relative non più semplicemente alla guerra, ma specificamente incentrate sui luoghi, sui monumenti, sui paesaggi coinvolti nella tragedia della Seconda guerra mondiale. Inoltre ho attivato le mie risorse "social" all'estero, che con grande spirito di amicizia mi hanno aiutato a reperire ulteriori notizie direttamente in loco. Ho esaminato e ottenuto fotogrammi, documenti, dichiarazioni ufficiali, fonogrammi, pagine di giornale, etc., un grandissimo mix di informazioni che ha aperto un'autostrada di idee. Ho ribaltato diverse convinzioni. Ho inoltre usato, come è normale fare, altri testi di altri scrittori e ricercatori, per evitare inutilmente di ritrovare documenti già studiati. Posso dire ai lettori che la ricerca è stata la parte più bella di tutto il lavoro perché sono stato sommerso da pensieri, scoperte, emozioni, paure, gioie. Ho sognato il carabiniere che scrive il fonogramma alla sovraintendenza per comunicare i danni accertati nel parco reale della Reggia di Caserta, o le lettere di protesta indirizzate agli americani che occupavano i nostri monumenti migliori usandoli come "centro commerciale e di svago". Potete immaginare da soli cosa può significare. Ho sudato freddo immaginando chi si è messo di fronte i tedeschi per tentare di evitare lo scempio degli archivi storici e delle biblioteche rischiando la vita., e ho avvertito sulla mia pelle la paura delle bombe che ti cadono addosso leggendo dei rifugi sotto la città di Napoli e dei "vagiti di guerra", cioè di neonati che nascevano nel sottosuolo come segno della vita che si ribella sempre alla morte. E' questo il senso della vita. Essa non si ferma mai, e non ha paura nemmeno dell'orrore portato dalla natura o dagli uomini. La vita è il coraggio dell'universo, è la voce di chi non ha voce, ed il silenzio di chi tifa per la morte. Tutti nella vita dovrebbero leggere, qualche volta, dei documenti d'archivio o visionare foto storiche. Secondo me sarebbe una fortissima lezione di vita. 

Quali peculiarità ha avuto quel periodo in Campania? 

Purtroppo è stato uno dei peggiori periodi della storia regionale. Sempre per le ragioni già esposte, ovvero per terrorizzare il resto d'Italia e per la posizione strategica, la Campania ha subito ben tre terribili ondate di "distruzione" nel corso della guerra. Inizialmente è stata attaccata dagli inglesi con bombardamenti più mirati a colpire le nostre capacità belliche e logistiche, poi, oltre all'intensificarsi di questi terribili attacchi aerei, abbiamo subito la pesantissima ritorsione dei nazisti dopo il famoso armistizio "segreto". E per finire abbiamo subito pesantissimi bombardamenti americani e la loro occupazione sul territorio nei nostri palazzi migliori, nei musei, nei monasteri, nelle regge, e in tutti i luoghi simbolo della cultura italiana. E' in questo periodo che si perdono molte delle capacità industriali del sud italia, proprio a causa dei gravissimi danni da bombardamento e dalle ritorsioni dei tedeschi che conoscevano alla perfezione la città, e operarono la tremenda strategia della terra bruciata. Ma nel libro leggerete anche di cose peggiori, come la distruzione lucida di archivi, università e tutto ciò che rappresentava la cultura italiana, come sfregio nei confronti di un popolo che li aveva militarmente traditi con un colpo alla schiena. 

Che idea ti sei fatto del patriottismo in Campania e della resistenza in quelle zone?

 La resistenza in Italia fu divisa secondo le peculiarità locali e le esperienze che si stavano vivendo. In Campania, dove si stavano subendo rastrellamenti, fucilazioni, distruzioni programmate del tessuto urbanistico e sociale, si arrivò alla resa dei conti con una resistenza che volle liberare la città prima dell'arrivo degli angloamericani. Ci si giocò il tutto per tutto per rabbia, per calcolo opportunistico (si sapeva che stavano per sbarcare gli Alleati), per disperazione, per voglia di suicidarsi e non vedere più certi orrori. Ogni anno, come in altri luoghi d'Italia, si celebrano gli anniversari delle stragi naziste. Basta questo per immaginare cosa significò la resistenza in Campania. Voglio ricordare a tutti i lettori che proprio in Campania, insieme agli Alleati e come cobelligeranti, i nostri reparti militari iniziarono a combattere contro i nazisti. La resistenza, purtroppo,significò anche guerra fratricida in Italia, e rese dei conti personali tra chi aveva appoggiato apertamente il fascismo e chi lo aveva subito svogliatamente per poi ribellarsi dopo una tragedia annunciata. In Campania significò anche la morte di partigiani ragazzini. I nostri nonni avrebbero dovuto pensarci prima. Non è il caso di aggiungere altro.

Ringrazio Giuseppe per aver sopportato il mio ritardo nel pubblicare la sua intervista, è accaduto per cause di forza maggiore.

I caduti di pietra è edito da Photocity Edizioni, lo di può trovar in cartaceo a euro 12,50 e a breve sarà disponibile in e-book.
Fate un giretto sul sito del libro www.icadutidipietra.it

BUONA LETTURA!

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